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Artico

 

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Le ragioni della candidatura dell'Italia allo status di osservatore permanente del Consiglio Artico

L’Artico è un’area di opportunità e sfide, connesse con la protezione dell’ambiente, con il riconoscimento degli interessi, delle aspettative e dello sviluppo sostenibile delle popolazioni e comunità indigene, con lo sfruttamento della pesca, dell’energia e delle risorse minerarie, con la ricerca scientifica, la sicurezza e l’autorità. L’Italia riconosce che il Consiglio Artico ha la responsabilità più grande e gioca un ruolo chiave nella discussione dei problemi della regione artica. Allo stesso tempo l’Italia crede che attraverso la cooperazione internazionale possono essere raggiunti i risultati più soddisfacenti a beneficio della regione artica e delle popolazioni che vi vivono.

L’Italia – che è una delle nove nazioni che il 9 Febbraio 1920 firmarono a Parigi il Trattato Spitzbergen – crede che lo studio e la protezione dell’ambiente artico sia una priorità stringente e globale. Per queste ragioni l’Italia dà il benvenuto a quegli sforzi mirati a istituire reti globali di osservazione del Circolo Polare Artico, come il SAON (Sustainable Arctic Observatory Network), il CBMP (Circumpolar Biodiversity Monitoring Program) per conto del consiglio artico, e tutte le iniziative mirate a monitorare i cambiamenti dell’Artico.

Unire gli sforzi scientifici e rafforzare la cooperazione tra gli esperti coinvolti nella cambiamento climatico nell’Artico è necessario per fornire risposte concrete nell’affrontare le sfide più grandi con un approccio globale, al fine di evitare qualsiasi impatto negativo su questa regione. L’Italia si augura che l’eredità dello sforzo straordinario espresso dalla comunità scientifica internazionale nel quadro dell’Anno Polare Internazionale venga massimizzato nei prossimi anni attraverso uno sforzo comune di tutte le Nazioni.

Cooperazione internazionale

L’Italia intende promuovere il miglioramento dell’attività di ricerca e rinforzare la cooperazione internazionale; l’Italia inoltre mira a contribuire alla fase legale dell’IPY e a fornire un contributo significativo al sistema dell’osservazione nell’Artico, seguendo le linee guida raccomandate dal SAON.

Nel 1993 il Programma Italiano in Antartico (PNRA), il Russian Rossgydromet e il Russian Avionics enterprise Miaschishev Design Bureau, si accordarono sul un programma di più anni di esplorazione stratosferica polare usando il Russian Stratospheric Aircraft “M55- Geophysica”. Nel 1994, il progetto Airborne Polar Experiment fu sponsorizzato dalla European Science Foundation e includeva più di 20 istituzioni europee e russe. Nel 1955 Airborne Polar Experiment  diventò parte dell’Accordo scientifico di cooperazione russo-italiano. Nel 1996-97 la prima campagna scientifica aerotrasportata nella stratosfera artica fu portata a termine ed aveva come base Rovaniemi, in Finlandia. Nel 2001 il progetto divenne un Gruppo di Interesse Economico Europeo (EEIG). Il progetto durava dieci anni e ha ottenuto la più completa conoscenza mai prodotta sul buco dell’ozono e la chimica della stratosfera polare.

Nel 1998 fu siglato tra Italia e Norvegia l’intergovernmental Agreement on Arctic Science, che includeva le principali istituzioni scientifiche italiane e norvegesi (CNR, ENEA, INGV e PNRA per l’Italia e NPI, NILU, NRC  per la Norvegia).

Una commissione scientifica congiunta italo-norvegese si incontra ogni due anni per migliorare il trattato. Un numero di attività di cooperazione è stato sviluppato in Biologia, Fisica dell’Atmosfera e dell’Atmosfera Superiore, oltre al supporto logistico.

Come partner del Consorzio SIOS, il Consiglio Nazionale della Ricerca dell’Italia (CNR) sta largamente contribuendo a sviluppare questa iniziativa e la connette alle altre parti del sistema di Osservazione dell’Artico. Insieme con lo sviluppo di un supersito a Ny-Ålesund, il CNR opererà per supportare i network tematici (Polar-AOD for aerosol e GMOS for mercury leading da parte del CNR) e continuerà a partecipare allo sviluppo delle iniziative dell’Unione Europea (nel contesto dell’ESFRI) per lo sviluppo di larghe piattaforme mobili come Aurora Borealis e un aereo europeo troposferico.

L’Italia si è unita nel 1998 all’International Arctic Science Committee (IASC). Dal 2006 l’Italia ha la presidenza dello European Polar Board e dal 2002 al 2006 ha avuto quella del Ny-Alesund Science Manager Committee (NySMAC).

Contributo all’AC Working Groups

L’Italia è desiderosa di continuare a contribuire al lavoro e ai compiti del Consiglio Artico e dei suoi working groups, offrendo la sua esperienza, condividendo le buone pratiche, le lezioni apprese e le proprie abilità riguardanti i problemi più rilevanti dell’Artico. Vale la pena ricordare che l’Italia già partecipa come Osservatore permanente alle attività del Consiglio del Mar Baltico e del Consiglio Euro-Barents.

Le attività italiane future e quelle in corso sono coerenti con la maggior parte degli obiettivi dei gruppi di lavoro del Consiglio Artico, focalizzandosi su questioni come il monitoraggio, la valutazione e la prevenzione dell’inquinamento nell’Artico, il cambiamento climatico, la conservazione della biodiversità e l’uso sostenibile, la preparazione delle emergenze e la prevenzione, oltre alle condizioni di vita dei residenti dell’Artico. L’Italia è desiderosa di contribuire ai risultati scientifici di questi working groups.

In particolare, molte attività italiane sono coerenti con l’AMAP (Arctic Monitoring and Assessment Programme Working Group) Work plan per il 2009 – 2011 e la lista provvisoria di obiettivi conseguibili per il periodo 2009 – 2013. Nel contesto delle principali questioni dell’AMAP, come lo SWIPA, le linee guida non-CO2 del cambiamento climatico, il monitoraggio e le azioni rilevanti per implementare il seguito dell’ACIA, il SAON, il miglioramento delle previsioni climatiche, ci sono diverse iniziative nazionali e internazionali in corso e future, che coinvolgono scienziati delle Università Italiane e delle Agenzie di Ricerca Nazionale, mirate a studiare aspetti specifici delle regioni artiche e sub-artiche, monitorando i cambiamenti climatici e il loro impatto sull’Artico, identificando lacune nelle osservazioni, valutando e cercando di migliorare la capacità dei modelli climatici.

L’Italia può fornire supporto nel monitorare una vasta gamma di parametri (flussi radioattivi, aerosol, gas greenhouse, flussi chimici, albedo, permafrost, ecosistema e vegetazione terresti, UV e ozono, metalli pesanti e mercurio) per migliorare la conoscenza degli agenti inquinanti e la loro distribuzione nella regione dell’Artico. L’italiana Climate Change Tower a Ny-Alesund – che è stata inaugurata nell’Aprile 2009 dal Ministro degli Affari Esteri On. Frattini e dal Segretario di Stato norvegese per gli Affari Esteri, Mrs Walaas – è un componente importante del sistema delle infrastrutture artiche.

Questo permette di stabilire sistemi di osservazione a lungo termine di parametri marini fisici e biologici. L’esperienza nella biologia marina degli scienziati italiani può contribuire a monitorare l’ambiente marino in prossimità delle piattaforme petrolifere e nelle aree dove il turismo è particolarmente intenso. Questo potrebbe fornire un contributo significativo agli obiettivi del PAME per indirizzare politiche e misure connesse alla protezione dell’ambiente marino dell’Artico.

In questo modo ad ogni nazione sarà consentito contribuire a seconda del proprio ruolo all’obiettivo stimolante di rendere l’Artico un’area di stabilità, interessi comuni, cooperazione e sviluppo sostenibile, nello spirito di una migliore comprensione reciproca, fiducia reciproca e rispetto reciproco.

 


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